Venerdì, 26 Gennaio 2018 15:03

Il bambino di ghiaccio

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Mentre ne ricordiamo il supplemento cartaceo, segnaliamo un interessante articolo di Ferdinando Camon, uscito su Giornale SENTIRE.

Il Bambino di ghiaccio

di Ferdinando Camon

 

Gira per il mondo, e approda anche in Italia, la foto di un bambino cinese di 10 anni, con i capelli di ghiaccio, le sopracciglia di ghiaccio, le guance paonazze, le mani gelate, le dita gonfie. È uno scolaro delle elementari. Per andare a scuola ha fatto 4 chilometri a piedi, alla temperatura di meno 9 gradi. All’arrivo, il maestro lo ha fotografato col telefonino e ha postato la sua immagine. È anche vestito poco: ha una giacchetta leggera, estiva.

Lo intervistano giornali di tutto il mondo, gli chiedono: “Ma oggi il freddo è eccezionale, non potevi stare a casa? Ti piace così tanto la scuola? E perché?” Risponde che la scuola gli piace moltissimo, la ragione principale è che si mangia latte col pane, un’altra ragione è che quel giorno c’era compito in classe e lui al compito in classe non vuole mancare.

I giornali buttano la notizia insinuando, en passant, le notizie sulla crescita della Cina di due cifre all’anno, un miracolo. Il senso è: è giusto che cresca a due cifre un popolo i cui bambini fanno questi sforzi, dan prova di questa sopportazione. A me, che ho passato la vita a insegnare, la nota che mi sorprende di più è un’altra: il compito in classe.Il compito in classe è un evento importante, fa vedere al tuo insegnante che cosa hai imparato, come migliori, dove sei forte. Ed è un documento: resta agli atti.

«Non so come vadano le cose in Cina, ma da noi i compiti vengono conservati e possono essere consultati, un compito è per sempre. Allora anche da noi gli studenti affrontano freddo e gelo per fare il compito in classe? No, al contrario: nel giorno del compito in classe gli alunni deboli non vogliono che la loro debolezza venga misurata, che resti agli atti, perciò se trovano un minimo appiglio (e 9 gradi sotto zero sono appiglio formidabile), stanno a casa volentieri. Per questo la notizia mi è sembrata mirabolante. E mi ha commosso. Per questo ne parlo».

[...]

Leggi tutto su Giornale SENTIRE.

 

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