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Sabato, 14 Marzo 2026 00:04

In compagnia degli amaryllis, ricordando Arnaldo Nesti

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Per noi di Asfer/Cisreco, il compleanno del professore è una ricorrenza. A queste poche righe si aggiunge un testo preparato da Anna Maria Franchi e dieci foto scelte da Pino Picone. In mezzo, l'intervento di apertura del seminario dedicato a Brandani e Rosadoni dell'ottobre 2017.

Prof. Arnaldo Nesti ricercatore del mistero nella vita (1932-2024)

 

... ricercatore del mistero nella vita

 

È questa l’epigrafe che Arnaldo Nesti ha voluto fosse incisa sulla sua pietra tombale nel cimitero di Agliana (Pistoia).

Partendo da questa sua autodefinizione, “ricercatore del mistero nella vita”, mi è caro riproporre, nell’anniversario del suo genetliaco, il secondo dopo la scomparsa, alcuni pensieri sparsi tratti dal suo In compagnia degli amaryllis (2017), il testo indubbiamente più intimo dei suoi anni senili dove riflessioni e bilanci esistenziali si alternano a ricordi e citazioni di autori.

 

“La vita è assai complessa e a ogni giorno vanno associate la sua pena e la sua luce. Quotidie moritur, ma va anche ricordato che ciascuno è artefice della sua fortuna e non c’è fato o deus ex machina che salva (p. 13).

“Direi che la mia radicale professione è stata di essere un uomo che intende riempire, in modo autonomo, di sensus vitae, il tempo, i giorni, gli anni che mi è stato consentito di vivere” (pp. 13-14).

“Per me… la compagnia degli amaryllis si è trasformata, oltre che in una esperienza estetica, anche in un coinvolgimento etico. Il fiore con la sua eleganza ha fatto da sfondo e da compagnia a molte mie scelte esistenziali, quasi da riferimento morale con l’andare degli anni e con il variare delle stagioni della vita… Per me l’amaryllis evoca il mistero della bellezza, la voglia di vivere: è un codice equipollente a passione… (p.16, 17). Al di là di tutti gli eventi, le persone amiche, i sogni, i progetti, questi fiori-simbolo mi hanno accompagnato, in qualche modo, nonostante le delusioni, i dolori e le sfide della morte, a stare in guardia per rendere i giorni una grande fiaba, in modo particolare un grande engagement. Dall’esperienza di silenzio e di bellezza germoglia una forte spinta esistenziale” (p. 20).

“Devo dire che per me è stato fondamentale alimentare la passione per la vita, inseguire costantemente un sogno, oltre le… pene dei giorni” (p. 38).

“”Tutta la nostra vita, tutta la mia vita, è una lotta per affermare quel qualcosa che ci sfugge, e per poter lottare dobbiamo imparare a sentire sulle nostre spalle il peso dell’assenza dell’altro… In fondo bisogna essere soli, bisogna sentire la propria solitudine per poter capire che cosa significhi la presenza dell’altro” (p. 43, 44).

“Conservo all’inizio dei miei 80 anni quel medesimo sentimento, quella drammatica sensazione di mistero e di passione per la vita che porterà Violeta Parra a comporre e a cantare la sua bellissima canzone Gracias a la vida” (p. 45).

“Nostalgia del passato?... Antidoto alla nostalgia è la consapevolezza delle cose che ritornano, che danno il senso non della perdita, ma di quell’eterna ciclicità di cui tutti facciamo parte e a cui tutti tendiamo: è nostalgia dell’eterno ritorno” (p. 55).

“L’esercizio della libertà postula la messa alla prova del mestiere di vivere, fuori da ogni pigro ripiegamento individualista su se stessi. L’esercizio della libertà richiede il coraggio della scelta, il rifiuto di ogni sotterfugio. Del resto ogni gesto umano consapevole è ben altro degli atti della routine e dei luoghi comuni. L’atto di fede, in particolare, in quanto dono del tutto gratuito che postula l’esercizio della libertà, è ben altro del gesto rituale, è ben altro del pietismo o del moralismo” (p. 98).

“Per viaggiare sulle strade del mondo, occorre evitare di porvi fisse dimore, far propria l’etica del viandante. Oscillo costantemente fra Ulisse, l’eroe del mare, ed Abramo, non ho niente di fisso, di definitivo. L’atteggiamento degli anni Sessanta del secolo scorso era stato quello del grande entusiasmo per il futuro, dell’immaginazione al potere. In seguito, l’ottimismo di quegli anni lasciò il passo ad un tempo di stagnazione, dovuto al senso di inquietudine di fronte alle prime crisi energetiche, alla presa di coscienza della complessità dei processi di liberazione, alla percezione dei limiti di un processo democratico. Al futuro si guarderà con sempre minore speranza e si dilaterà l’indignazione e il senso della paura. È iniziata appunto la stagione dell’insicurezza” (p. 106).

 

Parole, queste ultime, quanto mai profetiche.

Anna Maria Franchi

 

L'apertura del seminario su Brandani e Rosadoni

Come accennato nell'introduzione, si tratta dell'intervento del prof. Nesti in occasione di un seminario dedicato a Brandani e Rosadoni, tenutosi a San Gimignano il 28 ottobre 2017, che a suo tempo pubblicammo qui.

Ascolta l'audio (l'intervento del professore va dal minuto 5 al minuto 31).



Le foto scelte da Pino Picone

 

 

Al Café Tortoni (Buenos Aires)

 

Arnaldo Nesti intervista Fernando Lugo

 

Con Josè Zanardelli alla presentazione di Religioni e Società (num. speciale sul Paraguay)

 

Con Paolo Benvenuti alla Summer School 2006

 

Con Rosy Bindi e Giovanna Campani 

 

In foto di gruppo con il Card. Farina 

 

Con Franco Cardini e gli amici del CISRECO

 

Con Leonardo Boff e Renzo Macelloni

 

L'abbraccio con Enzo Bianchi al Monastero di Cellole

 

 

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