Martedì, 07 Agosto 2018 18:32

Summer School on Religions 2018. Seconda serie di abstract

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Come promesso, rendiamo disponibile il secondo gruppo di abstract degli interventi in programma.

Abstract delle relazioni e delle comunicazioni

(abstract inviati dagli interessati che hanno risposto all’invito: si pubblicano in ordine alfabetico – elenco aggiornato al 6 agosto 2018)

Scarica gli abstract in formato PDF

  

Vine Mihaljević, Marija Pandži – mercoledì 22 agosto ore 18.30

Internet - new opportunity for the involvement of laity in the parish. Comunicazione

This article presents an analysis of the parish websites of The Roman Catholic Archdiocese of Đakovo-Osijek in Croatia using network theory. It's a new and innovative theory that describes how people interact in networks. We will present the nodes of the websites that are identified as: the vicar, parish community and various pastoral groups and their interactivity by means of multiple links since the actors and relationships make up the structure of the network. As we could see in the conducted research from the simple network of the parish that is consisted of the vicar and the parish community we are now witnessing spreading of the network into the complex network that is consisted of the vicar, parish community and different spiritual, pastoral and cultural groups.

Marija Pandžić was born on May 5th, 1984 in Zagreb. She graduated in journalism at the Faculty of Political Science of the University of Zagreb in 2006. Also she finished the undergraduate study of theology at the Institute for theological laity culture in 2007. As a journalist she worked in various media houses in Croatia since 2005. She is currently employed as a journalist on the Croatian website Direktno.hr.

Vine Mihaljević, PhD Senior Research Fellow, Institute of Social Sciences Ivo Pilar, Zagreb, Croatia Associate Professor, Sociology and Communication Department, Centre for Croatian Studies, University of Zagreb, Croatia. He graduated in theology in 1985 at Catholic Faculty of Theology of the University of Zagreb (Croatia), he received his MA degree in Theology at Pontifical Salesian University of Rome (Italy) in 1989 and a Ph.D. degree in Theology at the same University in 1992. He was Professor of the Pastoral Theology and Educator at the Franciscan Theology in Sarajevo (1992-1993) and editor at Publishing house “Kršćanska sadašnjost” (1993 to 1998) Since 1998 he has been working at the Institute of Social Sciences Ivo Pilar, Zagreb. His main research interest focuses on sociology of religion, communication and theology. PhD Mihaljević has published over 30 scientific papers, the books and twenty research papers. He was reviewer and evaluator of various professional and scientific projects and papers and participated in numerous national and international scientific conferences. His complete bibliography is listed at: http://bib.irb.hr/lista-radova?autor?=232606

 

Gaspare Polizzi – venerdì 24 agosto 2018 ore 15.30

Se la Religione non è vera…": Giacomo Leopardi tra Cristianesimo, nichilismo e naturalismo

Intricata e potentemente autobiografica la trama di riflessioni che Leopardi tesse intorno alla religione e specificamente al Cristianesimo. Il mio contributo si inserisce in un ampio quadro di interpretazioni pervenendo a tre linee di lettura.

La riflessione leopardiana intorno a Dio, alla religione e al Cristianesimo procede sin dalla prima giovinezza e coesiste con quella sul nulla, facendo parte dell’esperienza personale profonda di Giacomo.

Leopardi segue nelle sue notazioni un percorso ciclico, che torna ad argomentare – soprattutto nello Zibaldone – sul problema del Cristianesimo, in stretta relazione con alcuni punti di svolta filosoficamente decisivi, quali il naturalismo, la teoria del piacere e la scoperta del destino necessariamente infelice dell’umanità.

La riflessione sulla religione e sul cristianesimo segue tre fasi del “pensare in movimento” di Leopardi: un primo periodo, che inizia nel 1809 (con le prime composizioni ed esercitazioni) e arriva fino al 1818-19 (con l’inizio della composizione dello Zibaldone e la successiva ‘conversione’ alla filosofia); una fase più consistente, dal 1818-19 alla seconda metà del 1823, che nel triennio 1820-1823, periodo di più intensa composizione dello Zibaldone, comporta un corpo a corpo intenso sul piano teoretico e storico-sociale con il Cristianesimo, e insieme una discussione teoretica sulla concezione del divino; un ultimo periodo, che dal 1823 arriva alla morte (14 giugno 1837), nel quale si diradano le occasioni teoretiche (dal 1829 è di fatto conclusa l’esperienza dello Zibaldone), si consolida la «filosofia dolorosa ma vera» (Dialogo di Tristano e di un amico), depositata nelle Operette morali, ed emergono toni poetici e allusivi, rintracciabili soprattutto nei Canti.

Gaspare Polizzi è docente comandato presso il Miur (Direzione generale per il personale scolastico; Formazione personale docente e accreditamento enti).

È presidente d’onore della Società Filosofica Italiana di Firenze, membro del Consiglio Direttivo Nazionale e della Commissione Didattica Nazionale della Società Filosofica Italiana, membro del Comitato Scientifico del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, Accademico ordinario dell’Accademia delle Arti del Disegno.

È studioso di storia del pensiero filosofico e scientifico moderno e contemporaneo, con particolare riferimento alla filosofia e all'epistemologia francesi e alla filosofia naturale tra '700 e '800.

Tra le sue più recenti pubblicazioni in volume ricorda:

  • Leopardi e “le ragioni della verità”. Scienze e filosofia della natura negli scritti leopardiani, Prefazione di Remo Bodei, Carocci Editore, Roma 2003;
  • Giacomo Leopardi: la concezione dell’umano tra utopia e disincanto, Mimesis, Milano-Udine, 2011;
  • Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la natura, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2015;
  • La filosofia di Gaston Bachelard. Tempi, spazi, elementi, ETS, Pisa 2015;
  • Michel Serres, con Mario Porro, “Riga 35”, Marcos y Marcos, Milano 2015;
  • É. Boutroux, Contingenza e leggi della natura, Mimesis edizioni, Milano-Udine 2016.
  • È giornalista pubblicista: è editorialista del “Corriere Fiorentino”, inserto toscano del “Corriere della Sera”

 

Verónica Roldán, Simona Scotti – giovedì 23 agosto ore 15.30

Religiosamente irreligiosi. Atei, agnostici e nones a Roma

La presente relazione ha l’obiettivo di presentare i risultati della ricerca sulla Lived religion a Roma, inserita all’interno del progetto internazionale The Transformation of Lived Religion in Urban Latin America: a study of contemporary Latin Americans’ experience of the transcendent (in comparison with Southern Europe), che ha visto collaborare, in uno studio comparativo, sei università di sei paesi differenti: tre latinoamericani (Argentina, Perù, Uruguay), due europei (Italia, Spagna) e uno nordamericano (Usa).

Nello specifico, lo studio qui presentato si propone di indagare sulle principali caratteristiche della “non religiosità” del gruppo di persone che si sono autodefinite atei, agnostici e nones (cioè, credenti senza appartenenza né identificazione con nessuna istituzione religiosa) nella Città Eterna. Si è analizzato, in particolare, l’aspetto della socializzazione religiosa e il concetto stesso di religione nella visione degli intervistati, la dimensione della trascendenza e della spiritualità e il rapporto con la tradizione culturale e religiosa dominante.

Parole chiave: atei, agnostici, nones, socializzazione religiosa, Roma.

Verónica Roldán è Dottore di ricerca in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale; abilitata Professore Associato in Sociologia dei processi culturali, docente del Laboratorio di identità culturali e religiose presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università Roma Tre e di Sociologia dei processi culturali presso l’Università Unitelma-La Sapienza. È socio fondatore dell’Accademia di Scienze Sociali e Umane (ASUS) e dell’Asociación de Cientistas sociales de la religión del Mercosur; già membro del Consiglio Direttivo della  Sezione “Sociologia della Religione” dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) e  coordinatrice della Commissione di Scienze Sociali e Umane della Rete di Scientifici argentini in Italia (RCAI). La sua produzione scientifica riguarda  principalmente lo studio della cultura e della religione. Tra le sue opere: Papa Francesco e il cattolicesimo sud globale (FrancoAngeli 2018); Francisco. El impacto de su pontificado en América Latina (Biblos 2016); Religione e spazio pubblico in America Latina e Italia (Borla 2015); Inmigración e inclusón en Italia. El caso de la ciudad de Roma  (Biblos 2012); Valori, cultura e religioni. Processi di globalizzazione e mutamento sociale (FrancoAngeli 2011); Il rinnovamento carismatico cattolico. Uno studio comparativo Argentina- Italia (FrancoAngeli 2009) e con M. Introvigne, P. Zoccatelli, N. Ippolito Macrina, l’Enciclopedia delle Religioni in Italia (Elledici, Torino 2001). È autrice e regista del documentario “El Señor de los Milagros en Roma”, in collaborazione con l’Istituto di cinematografia Roberto Rossellini di Roma.

Simona Scotti, PhD in Qualità della formazione, è cultrice della materia per l’insegnamento di Metodologia della formazione attiva – Trading for change presso l'Università di Firenze. È caporedattrice della rivista «Religioni e Società» e membro di associazioni per lo studio del fenomeno religioso contemporaneo come ASFeR e CISReCO nel cui ambito si organizza la Summer School on Religions in Europe di San Gimignano. È segretaria nazionale della Sezione di sociologia della religione dell'AIS (Associazione italiana di sociologia). Partecipa a progetti di ricerca nazionali (Giubileo della misericordia) e internazionali (Lived Religion). È autrice di numerose pubblicazioni, tra le quali A modo mio. Profili del cattolicesimo nel Mugello contemporaneo (FrancoAngeli 2002) e Viaggi alla ricerca di senso nel tempo della globalizzazione. Logiche trasformative e conversioni (FrancoAngeli, 2018).

 

Alessandro Santagata – sabato 25 agosto ore 9.30

Il Sessantotto e la contestazione cattolica

La relazione affronterà l’analisi del passaggio del ’68 dal punto di vista di quello che veniva chiamato il “dissenso cattolico”. L’obiettivo sarà quello di fornire una panoramica ad ampio raggio delle relazioni tra il processo di “recezione conciliare” e la trasformazione sociale e politica della società italiana nella seconda metà degli anni Sessanta. Adottando questa prospettiva, si proporrà un’interpretazione su quale sia stato il contributo dei cattolici al “momento 68” e, nello stesso tempo, su come la contestazione studentesca e operaia abbia inciso sulla crisi interna all’istituzione ecclesiastica.

Alessandro Santagata è assegnista di ricerca presso l’Università di Roma Tor Vergata. È stato post-doc a Parigi presso l’École pratique des hautes études a Parigi e borsista della Fondation Maison des sciences de l’homme. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla storia del cattolicesimo politico alla storia della Chiesa, allo studio delle culture politiche. È autore del volume La contestazione cattolica. Movimenti, cultura  e politica dal Vaticano II al ’68 (Viella, 2016). Recentemente ha collaborato all’organizzazione del convegno internazionale di Lione Renouveau conciliaire et crise doctrinale. Rome et les églises nationales (1966-1968), curato da Christian Sorrel (LARHRA, 2017). Collabora con Il manifesto e Adista.

 

Andrea Spini – sabato 25 agosto 2018 ore 9.00

Sessantotto in provincia

Com’è notorio il ’68 fu un movimento che interessò – in forme e con effetti diversi – non solo le nazioni “affluenti” dell’Occidente (dagli USA alla Germania, dalla Francia all’Italia) ma anche l’estremo Oriente rappresentato dal Giappone. Sarebbe, pertanto, più corretto scrivere che “il” ’68 deve essere declinato al plurale: “i” ’68.

Tutti, infatti, nel celebrarne il cinquantenario, sono soliti fare riferimento quasi esclusivamente al Maggio francese cui la fotografia con la ragazza bionda che sventola una bandiera rossa sulle spalle di un compagno offrì l’icona, e tutta la riflessione si è accentrata sulle diverse elaborazioni teorico-politiche prodotte dall’intellighenzia francese. Ciò che il ’68 rappresentò e produsse nei territori lontani dalle grandi capitali europee non ha mai ricevuto l’attenzione che, almeno a nostro avviso, avrebbe meritato. Le note che seguiranno vogliono essere – senza pretese di esaustività – non tanto un risarcimento storiografico quanto una apertura per analisi e ricerche sugli effetti di quell’icona sui giovani che allora agirono politicamente nelle aree – nel nostro caso – delle maggioranze “bulgare” del P.C.I., cercando di mostrare come e quanto l’ideologia dell’”economia cittadina” si trovò coinvolta nei linguaggi di una generazione che aspirava alla realizzazione di un mondo fondato sull’uguaglianza e il rifiuto di ogni forma di autoritarismo. Oggetto delle nostre note sarà la Valdelsa, vero “cuore rosso” della topografia politica italiana dell’epoca.

Andrea Spini Dopo la collaborazione con la cattedra di storia della filosofia di Sergio Moravia, con il quale si è laureato, dal 1990 partecipa alle ricerche di sociologia di Antonio Carbonaro e successivamente di Arnaldo Nesti presso il Dipartimento di Studi Sociali della Facoltà di Magistero di Firenze. Numerose le ricerche condotte con entrambi in ambito nazionale e internazionale. Professore associato di sociologia generale, prima della riforma dell’organizzazione degli studi universitari – che decretò la chiusura del Dipartimento – fu l’ultimo a ricoprite l’incarico di Direttore.

 

Ferdinando Sudati – giovedì 23 agosto ore

Cambio di paradigma culturale-religioso e superamento del teismo

Anche se qualcuno ritiene inflazionata la parola paradigma, allo stato attuale non abbiamo di meglio per indicare il variare dei periodi storici nella loro specifica diversità. Un paradigma culturale comprende necessariamente anche l'aspetto religioso, e quindi prevede grosse mutazioni nel settore. Noi stiamo assistendo o, meglio, vivendo, il cambiamento epocale apportato dalla modernità, giunto forse a maturazione e, in ogni caso, pienamente operante in questo periodo. Ne sarà indicata qualche data, unitamente a qualche nome di protagonista, agli aspetti salienti e alle conseguenze più dirette. Si sottolineerà, in particolare, come la nuova astronomia e cosmologia ci stiano obbligando a correggere radicalmente la concezione fin qui imperante di Dio, della Bibbia, della rivelazione, della salvezza e dell'escatologia, cioè i destini ultimi o aldilà.

Cambio di paradigma culturale-religioso e declino del teismo sono strettamente collegati. Cosa s'intende per teismo? Perché è necessario andare oltre il teismo? Gli esempi concreti che saranno addotti aiuteranno a capire che la visione religiosa teistica è giunta alla fine del suo corso. Ha avuto i suoi meriti storici, ma ormai è obsoleta e non serve più. Nel nuovo contesto, perfino domande da sempre cruciali, perlomeno tra i cristiani, quali: esiste Dio? Gesù è Dio? hanno perso il loro smalto, risultano addirittura mal formulate, talmente è forte la rottura epistemologica decretata dall'applicazione dei nuovi metodi d'indagine – si chiamino storico/critico o razionale/scientifico -nell'analisi del fenomeno religioso.

Ferdinando Sudati, presbitero diocesano dal 1972, è laureato in teologia ma non è teologo di cattedra, essendo stato quasi sempre impegnato nell'ambito pastorale. Proprio dall'esperienza  di parrocchia è nato il suo interesse per il sacramento della Penitenza, cui ha dedicato particolare attenzione approfondendone gli aspetti storici e dogmatici in vista di un rinnovata forma celebrativa nella Chiesa cattolica. Alcuni suoi contributi sono ospitati in opere collettive e riviste. Uno, in particolare, è presente in AA.VV., Confessione addio? Crisi della Penitenza e celebrazione comunitaria (La Meridiana 2005). È anche autore di due saggi in argomento: Le chiavi del paradiso e dell’inferno. Materiale per una riforma della confessione (Marna 2007, 328 pp.); La Penitenza nelle encicliche. Declino della confessione tridentina (Aracne 2018, 516 pp.). Da oltre un ventennio cura la pubblicazione di opere teologiche innovative di area ispanica e anglosassone, comparse presso vari editori.

 

Vittoria Talarico, Martina Vanzo – venerdì 24 agosto 2018 ore 16.30

Il Neopaganesimo come religione della Natura Comunicazione

Tra i nuovi movimenti religiosi nati a partire dagli Anni ’50 del 1900 sono di rilevante interesse i movimenti Neopagani. Questi, infatti, nell’ultimo ventennio hanno subito un importante incremento nel numero di aderenti.

Le tradizioni Neopagane maggiormente diffuse sono due: il Neo-Druidismo e la Magia Cerimoniale.

Il Neo-Druidismo viene riscoperto alla fine del 1700 tra Scozia e Galles come veicolo di orgoglio nazionale. Si sviluppa e si istituzionalizza come movimento spirituale negli Anni ’60 del 1900 diffondendosi poi in tutta Europa. Arriva in Italia negli Anni ’90 come rievocazione storica (Celtismo), ma anche come spiritualità.

La Magia Cerimoniale, (meglio nota come Wicca o Stregoneria Moderna) nasce invece negli Anni ‘50 in Inghilterra per mano Gerald Brousseou Gardner. La Wicca è attualmente riconosciuta in molti paesi (Regno Unito e USA ad esempio, dove è maggiormente praticata) e diffusa in quasi tutto il mondo (da circa vent’anni anche nel nostro paese).

Si tratta di tradizioni religiose diverse, che reclamano le proprie origini storiche ricollegandosi alle tradizioni religiose precristiane. Esse nascono con l’intenzione di restaurare il rapporto ormai perduto fra uomo e natura e di riequilibrare i rapporti che intercorrono tra uomo e donna. Convergono di fatti in un unico centro dato dai tre Principi cardine del Paganesimo Moderno. Da questi tre principi si possono evincere alcuni fra gli elementi che caratterizzano le nuove esigenze della società moderna:

Il primo principio riguarda la sacralizzazione della Natura, ponendo pertanto l’essere umano al centro della vira religiosa in quanto parte integrante della natura stessa.

Il secondo principio mette in luce la possibilità per l’uomo di agire in libertà, con l’unica limitazione del non danneggiare l’altrui persona. L’essere umano è di conseguenza il solo responsabile della propria condotta, non imputabile a alcun intervento soprannaturale.

Infine il terzo principio riguarda il riconoscimento del Divino che trascende il genere e del quale è riconosciuto sia l’aspetto femminile che quello maschile. Diversamente dalle tradizioni religiose patriarcali, il Neopaganesimo pone dunque uomo e donna sullo stesso piano gerarchico.

Vittoria Talarico Nata a Torino il 1° settembre del 1989, inizia e completa la propria formazione universitaria presso il dipartimento di Culture, Politica e Società, dell’Università degli Studi di Torino.

Consegue la laurea di primo livello in Comunicazione Interculturale nel 2014, con una tesi bibliografica in Antropologia Sociale, dal titolo Mead, Benedict e i Modelli Culturali: Il Problema della Devianza (Relatore: Professor Pier Paolo Viazzo; CPS- UniTo).

Continua gli studi universitari presso il corso di laurea Magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia. Durante questi anni approfondisce gli studi focalizzandosi sull’analisi dei contesti religiosi dal punto di vista antropologico, sociologico e storico, concentrandosi in particolare sulle argomentazioni relative al sincretismo e al revivalismo religioso. Si laurea nel 2017 con una tesi di ricerca in Sociologia delle Religioni intitolata Reinventare la Tradizione: un’Etnografia sulla Stregoneria Moderna (Relatrice: Professoressa Stefania Palmisano; CPS –UniTo), riguardante lo sviluppo storico e sociale della Stregoneria Moderna nel contesto religioso italiano.

Attualmente collabora con la Professoressa Stefania Palmisano, per il centro ricerche CRAFT, nell’ambito dello sviluppo dei nuovi movimenti religiosi e delle nuove spiritualità.

Martina Vanzo Nata ad Aosta il 6 agosto 1992, si laurea nel marzo 2016 in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università della Valle d’Aosta con una tesi di diritto internazionale dal titolo Cyber Law: profili di diritto internazionale (Relatore: Professor Michele Vellano).

Continua gli studi universitari presso il dipartimento di Culture, Politiche e Società dell’Università di Torino nel corso di laurea Magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia. Qui approfondisce gli studi sui mutamenti religiosi dal punto di vista antropologico, sociologico e storico. Ha in corso un progetto di ricerca finalizzato alla tesi in Sociologia delle Religioni con la professoressa Palmisano sul neodruidismo in Italia.

Attualmente collabora con il centro ricerche CRAFT.

 

Marco Vannini – venerdì 24 agosto ore 11.30

Il "Nuovo Umanesimo" proposto da papa Francesco

Nel novembre 2015 la Chiesa italiana ha celebrato con grande pompa, alla presenza del Papa,  a Firenze, culla dell’umanesimo,  il suo quinto convegno nazionale , sul tema : “Un nuovo umanesimo in Cristo”. A distanza di tre anni, si  constata che, passato l’effimero clamore mediatico, di quel convegno non è rimasto niente. “Umanesimo”, infatti, era lì solo una sorta di parola magica, che nulla aveva a che fare con l’umanesimo vero – anzi, ne era proprio l’opposto.  L’umanesimo fu l’agostiniana indicazione dell’interiorità, del profondo dell’anima, come unico vero “luogo”  del divino – presenza universale, non ristretta a un tempo,  a un popolo, a una religione o a un libro.  Per l’umanesimo la religione vera era il platonismo, o, come scrive Piero Martinetti, nel platonismo, e nel neoplatonismo, sta comunque il valore di verità della religione.  Proprio all’opposto, la Chiesa di oggi  respinge la filosofia, vista come prodotto della grecità, inconciliabile con la tradizione biblica, e pone nella Scrittura e nella fede l’unica radice legittima del cristianesimo. In parallelo, rigettati i concetti di spirito e di anima immortale – anch’essi eredità ellenica – la Chiesa punta  sul corpo e,  di conseguenza, non su un regno di Dio che è “dentro di voi”, come dice il Vangelo, ma, al contrario, su un regno di Dio esteriore, terreno e sociale. Predicando la pace, la fraternità, l’uguaglianza, i cosiddetti “diritti umani”, va incontro non all’umanesimo, bensì a quell’ umanitarismo in cui già un secolo fa Soloviev e Benson riconoscevano i segni dell’ Anticristo.

Marco Vannini  è l’editore italiano di Meister Eckhart,  Suso,  Taulero,  della cosiddetta Teologia tedesca, di Sebastian Franck, Valentin Weigel, Daniel von Czepko, Angelus Silesius, di Margherita Porete,  Gerson, Fénelon  e di altri  autori spirituali.  Tra i suoi ultimi lavori, dedicati alla situazione contemporanea del cristianesimo e della religione in generale,  ricordiamo Oltre il  cristianesimo. Da Eckhart a Le Saux (Milano 2013),  All’ultimo papa. Lettere sull’amore, la grazia, la libertà (Milano 2015) e il recentissimo Il muro del paradiso. Dialoghi sulla religione per il terzo millennio, scritto insieme a Roberto Celada Ballanti (Firenze 2017).

 

Abstract in formato PDF 

 

Centro Internazionale di Studi sul Religioso Contemporaneo/CISRECO

C.P. 11 – Via San Giovanni, 38 – 53037 San Gimignano (SI)
Tel.: 0577 906102
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito Internet: www.asfer.it

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