Lunedì, 20 Agosto 2018 18:26

L’inizio della Summer School. Intervista a Luigi Berzano

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Dopo l’introduzione di Arnaldo Nesti, è la volta dell’intervista a Luigi Berzano, cui è stata affidata la prolusione della XXV Summer School on Religion.

 

 

Intervista a Luigi Berzano sui temi della Summer School

 

Il rapporto tra il religioso e le religioni è quanto discute la XXV INTERNATIONAL SUMMER SCHOOL ON RELIGION.

È il tema classico delle scienze sociali secondo le quali il religioso è sempre oltre e prima delle religioni, cioè un passo avanti alle religioni, così come il carisma è sempre oltre, cioè un passo avanti alla legge. La relazione di Luigi Berzano dell’Università di Torino si riferisce in particolare a due tendenze statistiche nelle società contemporanee che insieme indicano che già oggi vediamo il religioso oltre e dopo le religioni.

Da un lato tutte le ricerche documentano la percentuale crescente di individui che dichiarano di avere una propria spiritualità, pur senza appartenere a nessuna religione e che Berzano indica con l’acronimo dei SBNR (spiritual but non religious) cioè coloro che si dichiarano spirituali ma non religiosi. Gli SBNR, insofferenti di ogni religione organizzata, hanno sensibilità per una dimensione spirituale più fluida di quella religiosa e gli ambiti dentro i quali si immergono, trovandovi lì l’ulteriore e il trascendente, sono quelli estetici del paesaggio, della musica, della pittura e, da ultimo, delle cause umanitarie. Sono dei “pellegrini dell’assoluto”, volutamente in ricerca; per questo rifiutano “il religioso” che è appunto la casa dei residenti e dei nativi in una religione.

Dall’altro lato è crescente il numero di coloro che, pur dichiarandosi ancora appartenenti per nascita a una tradizione religiosa storica, sono autonomi nel credere, nel partecipare, nel condividere i valori etico-sociali della religione di appartenenza per nascita. Tutto è personale e individuato, compresa l’ansia e l’incertezza della propria condizione. Questo profilo religioso, che forse è sempre esistito, ha oggi qualcosa in più: la sua normalità e il suo essere la condizione dell’homme moyen, dell’uomo medio. Questa condizione è quella espressa dall’intervistato che ha risposto di non essere né credente, né ateo, ma “un uomo normale”. Non è più l’uomo religioso tradizionale che viveva con obblighi e debiti religiosi, ma l’uomo che vive per sé, quasi non debba nulla a nessuno. Non si considera ateo, ritenendo la parola eccessiva e troppo definitiva, ma piuttosto agnostico, “in ricerca”, anateista.

 

Che cosa succede dunque in questa situazione nella quale le religioni storiche (Cristianesimo, Induismo e ora in modo crescente l’Islamismo) vedono le loro istituzioni svuotarsi della linfa vitale dei loro fedeli e il crescere dell’offerta dei mercati del benessere e delle pratiche di difesa spirituale dei centri olistici?

Berzano definisce tale situazione “religioso frattale”, inteso quale struttura che, pur differenziandosi in mille forme, non cambia aspetto. Il frattale non è solo potente nel linguaggio matematico, ben più di quanto lo sia cerchio, il quadrato e altre forme geometriche che sono molto più rare. Lo è pure nella comprensione della natura e, se applicato all’ambito religioso, la forma “frattale religioso” sarebbe ugualmente potente. È l’attuale condizione secolare a far sorgere la situazione religiosa frattale con nuove sensibilità, bisogni e pratiche spirituali. Con la perdita di rilevanza delle religioni storiche organizzate non si estingue il religioso, anche quando esso si presenta nel profilo dell’uomo secolare con la sua importanza accordata alla libertà di scegliere, cambiare, sperimentare, sostituire in modi impensati nelle società tradizionali. Lo aveva già anticipato Max Weber quando scriveva che fu il disincantamento del mondo, dall’inizio della modernità nel XV secolo in poi, a trasformare il religioso tradizionale in forme secolari, cioè indipendenti da contenuti dogmatici definiti e dai confini delle religioni storiche. Producendo, però, una nuova condizione antropologica che lo stesso Weber chiamava «sentimento d’inaudita solitudine interiore del singolo individuo», connessa al grande processo storico-religioso di secolarizzazione del mondo.

 

Conclusione

Questa è per Berzano la quarta secolarizzazione, quella degli stili di vita. che è per natura sua allentamento di legami, di tradizioni, di riti obbligati. Non preannuncia la morte del religioso, ma piuttosto la tendenza dell’individuo a costituire propri progetti di vita religiosa, nuovi profili spirituali, che rivestono fascino proprio per la loro natura libera e le loro pratiche orizzontali e individuate. Stili di vita scelti dall’individuo, compositi, eclettici e le cui pratiche si formano principalmente sulla base di rapporti interpersonali con altri ambienti e individui religiosi, con i quali peraltro l’individuo potrebbe anche non entrare mai concretamente in contatto, sperimentandoli solo tramite una comunicazione virtuale attraverso media e social networks. È tale condizione di vita che indebolisce anche le pratiche e i comportamenti religiosi acquisiti per nascita.

La quarta secolarizzazione secolarizza anche le pratiche religiose, rendendole autonome dalle religioni e parti degli stili di vita attraverso i quali gli individui comunicano, a se stessi e agli altri, chi sono, a chi si sentono simili e da chi vogliono distinguersi, delineando un senso unitario per il proprio vivere e comportarsi. Si potrebbe dire degli stili di vita quanto si dice degli abiti: sono elementi relazionali, la “pelle” mutevole del corpo sociale che interagisce con gli altri.

Tutte la ricerche sui fenomeni religiosi contemporanei indicano che i vari sistemi valoriali non sono annullati, ma piuttosto sono sempre più percepiti come una questione di libera scelta. Le ricerche decennali di Ronald Inglehart documentano la lenta «rivoluzione silenziosa» secondo la quale la morale si spoglia di molti tabù e si riduce al suo nucleo essenziale del rispetto per l’altro; la religione si spoglia di tutte le nozioni non interpretabili in forme simboliche; la politica si spoglia di tutto ciò che non rispetta la dignità del cittadino, e il diritto fa propria l’utopia della prevenzione, mettendo in secondo piano dissuasione e repressione.

 

Verrà anche per le religioni quanto prevedeva Georg Simmel secondo il quale con la modernità si sarebbe passati dalla società basata su uno stile di vita alla società basata su più stili di vita?

L’abstract di Berzano termina con la figura di Erasmo da Rotterdam quale tipo ideale di Homo saecularis cristiano.

«Erasmo monaco agostiniano rimase tale tutta la vita, adottando però un radicale stile secolare nel lavoro di filologo, nelle pratiche spirituali, nella vita quotidiana, nella visione della sua Chiesa. Dove sta la novità erasmiana? Erasmo non identificava la società civile con la Chiesa, rifiutava per sé il titolo di teologo, tenendo molto ad autodefinirsi filologo, quindi ricercatore, linguista. Quale uomo dedito alle scienze profane rivendicava a sé il pieno diritto di indagare scientificamente anche i documenti “sacri”, cioè quelli riservati al personale “del tempio” controllato gerarchicamente con criteri estranei al procedimento scientifico. Erasmo non guardava la società come la guardava la Chiesa (in modo sacrale); e, all’opposto, guardava la Chiesa come guardava la società, cioè dal punto di vista “umanistico”, scientifico, anticipatamente laico. È la modernità esemplare del monaco agostiniano Erasmo che giustifica quanti oggi, nella crisi culturale e politica dell’Europa, indicano il progetto futuro: Ricominciare da Erasmo».

 

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