Domenica, 26 Maggio 2019 23:41

Dal trentaduesimo Salone del Libro di Torino

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Dal Salone del Libro di Torino, il compte rendu del nostro Giuseppe Picone, una “galleria di incontri ravvicinati” sulla celebre kermesse torinese. Con dovizia di scatti fotografici.

Dal trentaduesimo Salone del Libro di Torino

di Giuseppe Picone

 

A emblema del trentaduesimo Salone Internazionale del Libro di Torino porremo volentieri la lezione di Guido Tonelli, fisico del CERN di Ginevra, dal titolo “Genesi”. In una Sala Azzurra, piena ma non stracolma, domenica 12 maggio alle ore 12.00, il professore e scienziato in veste dimessa, solo in cattedra, senza nessun annuncio o squillo di tromba e suoni di tamburi, ha presentato il suo libro Genesi, Il grande racconto delle origini edito da Feltrinelli. Lo scienziato inizia il suo avvincente discorso parlando dell’importanza del simbolico per l’umanità Presenta all’uditorio due gruppi di nostri progenitori (Uomo di Neanderthal), forse di 100 mila anni fa, tutti e due i gruppi volti a procacciarsi il cibo in un contesto naturale terribile. Mentre il primo dei due gruppi esaurisce la sua attività nella ricerca del cibo, l’altro trova il tempo per fare dei segni sui muri delle grotte in cui si ripara con materie e strumenti non adatti alla nutrizione o alla difesa: fissa l’impronta delle sue mani, disegna silhouette di grandi animali, fissa l’immagine di sé o di un suo simile magari defunto, ma la cui memoria permane… Riflette su sé e sul mondo che lo circonda. In caso di catastrofe mentre il primo è destinato a perire, il secondo trova la forza di resistere. Porta con sé il passato che lo proietta nel futuro. E sopravvive! Noi siamo il risultato di quel gruppo. Tonelli, uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, sornionamente ci sta dicendo che noi siamo un segmento di quel racconto e che la storia non è finita. La storia del mondo e dell’umanità la racconta nel libro scandendola in sette giorni e tutti possiamo leggerlo. Ma al professore preme vieppiù ribadire il concetto iniziale del suo discorso: la grandezza dell’umanità sta nella sua capacità di essere cosciente di sé stessa e di trovare nella sua storia le ragioni che la salvano dalle catastrofi e la proiettano nel futuro. E’ una risposta indiretta ma ferma a chi dimentica la storia o peggio ne vuol ripercorrere i momenti più nefasti. Coscienza di sé e forte aggancio alla propria storia sono l’autodifesa di ognuno di noi anche a cospetto di politici e scienziati, ai quali non si deve mai dare carta bianca. Lo scienziato Tonelli ha scritto Genesi, Il grande racconto delle origini proprio per offrire ad ognuno di noi uno strumento in più per la propria autodeterminazione.

Dobbiamo dire che tale carica e tale incitamento alla partecipazione consapevole e attiva la abbiamo trovata in molti incontri ai quali abbiamo potuto assistere fra una visita e l’altra ai numerosi stand di case editrici e istituzioni culturali nei quattro giorni di felice permanenza al Lingotto.

In Paolo Rumiz che nella sua peregrinazione fra i monasteri benedettini di tutta Europa (Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa, questo il titolo del reportage edito anche questo da Feltrinelli) ha avuto modo di riscontrare le radici più profonde del nostro continente intrise di corporeità (ai benedettini dobbiamo, fra le altre cose, il parmigiano, la birra, il vino di Borgogna e il buon pane), di incontro non conflittuale con l’altro (i famosi “barbari”), di valorizzazione e santificazione del lavoro manuale che ben si coniuga con il lavoro intellettuale e la più profonda spiritualità.

In Erri De Luca. Anche il suo discorso incentrato sull’Europa. L’Europa di oggi che definisce “campo base avanzato”. Un campo nato dopo la tragedia novecentesca delle due cruentissime guerre mondiali e che, oggi, sembra aver perso le ragioni della sua nascita all’insegna della pace e del “mai più guerra”. Causa risorgenti egoismi nazionali si rischia di vanificare quella idea e ripiombare nel baratro. Secondo Erri De Luca i nuovi protagonisti di questa rinnovata idea e unità europea sono i giovani. Solo i giovani avranno la forza di far tornare il Mediterraneo non più una fossa comune per migranti colpevolmente abbandonati e merce immonda per campagne elettorali, ma un mare di pace e di incontri di culture. Solo i giovani non permetteranno più una nuova Srebrenica ed una umiliazione come quella imposta al popolo greco.

Altra voce elevata e intensa che si è levata in favore dell’Europa è stata quella di Bjorn Larsson, scrittore svedese, ma che tiene a definirsi soprattutto europeo, e che presentava il suo ultimo romanzo La lettera di Gertrud, pubblicato da Iperborea. Qui l’Europa fa da sfondo all’eterna ricerca dell’identità. In particolare a quella più drammatica quale quella ebraica. E verso la quale l’Europa del Novecento si è macchiata del suo crimine più orrendo.

La nostra galleria di incontri ravvicinati potrebbe continuare, ma lo spazio della pagina è esaurito. Faremo solo l’elenco delle alte, in alcuni casi altissime, voci incontrate (anche per onorare fino in fondo il nostro compte rendu): il cubano Leonardo Padura, Goffredo Fofi, Antonio Moresco, Carlo Ginzburg, l’ivoriano Aboubakar Soumahoro, Roberto Herlitzka, Cristina Cattaneo, Claudio Magris, l’americano di origini messicane Francisco Cantù. E per finire, ma il più importante, il nigeriano nonché cittadino onorario di Palermo, il premio Nobel per la Letteratura Wole Soyinka.

Voci disparate di scrittori, patrioti, militanti politici, storici di lungo corso, migranti, sommi attori, mediche e biologhe, anziani e giovani narratori, patriarchi e profeti. Voci tutte accomunate in un netto e sonoro rifiuto di un ritorno alla barbarie, che è stato bene aver tenuto fuori dai coloratissimi e vocianti spazi del Lingotto.

Giuseppe Picone – San Gimignano, 22 maggio 2019

 

 

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