Mercoledì, 28 Febbraio 2007 08:19

Monteriggioni 2007: gli abstract degli interventi

Scritto da  Gerardo

Gestione Associata Pari Opportunità dei Comuni di Siena e Monteriggioni
Centro Internazionale di Studi sul Religioso Contemporaneo

Convegno: Ospitalità e mondo femminile in un tempo di nomadismo
Badia a Isola / Monteriggioni, 8-10 marzo 2007

Nel seguito, gli abstract degli interventi, che se vuoi, puoi scaricare e leggere in versione PDF

Arnaldo Nesti - Il nomadismo, l’ospitalità, le trame della quotidianità

1. In aree dove per secoli i mondi della vita sono fortemente cadenzati dal tempo delle campane, da molti anni si è prodotta una rottura. Le donne e gli uomini appaiono sempre più degli orfani. Non di rado si configurano come dei veri e propri nomadi della stessa terra dei loro avi, dei loro padri. In questo scenario prendono rilevanza gli immigrati, i turisti, gli altri: gli estranei a queste terre. Nomadi,migranti e stranieri sembrano essere le figure prevalenti...L’Italia e il Mediterraneo che per secoli hanno assimilato popoli migratori e conquistatori, sono divenuti, come un topos turistico, mercantile, connesso a passaggi frettolosi, sfigurati, impoveriti e deturpati nelle risorse naturali.
In questa epoca,turisti emigranti sono figure dell’altrove che esigono una ricollocazione all’interno in un mondo altro possibile. L’invasione del sociale, nonostante le molte contraddizioni, induce a nuove relazioni tra l’uomo e il territorio su cui si vive, il valore del paesaggio come patrimonio comune, come stimolo per nuove forme di solidarietà sociali e quindi per l’esercizio di una nuova forme di ospitalità

2. In tutte le antiche civiltà l’ospite/viaggiatore è sacro, in quanto informato sul mondo e dunque portatore di notizie e potenziale messaggero (ángelos, in greco). Cambiano, invece, da cultura a cultura, i codici dell’ospitalità. Che possono prevedere profferte amorose (è il caso della cosiddetta ospitalità sessuale), sfide pericolose, eccessi alimentari cuccagneschi e obbligatori. Lo straniero, racconta l’etnografo inglese James Frazer, un tempo era tanto sacro che a volte veniva appunto “sacrificato” durante il raccolto del grano, cioè decapitato ritualmente con un colpo di falcetto.

Nel mondo romano l’hospes, è gradito e sgradito al tempo stesso: se all’inizio è colui con il quale si scambiano doni, poi questa figura prende una connotazione negativa, assume un’accezione “ostile” e diventa hostis, il nemico. L’ambiguità della parola hostis è rivelatrice di un’apertura e al contempo di una paura nei confronti degli estranei, che lo scambio di doni (o di denari) non sempre bastano a regolare.

Nel mondo del turismo, oggi, sentiamo parlare di strutture ricettive, di marketing del territorio, di management delle destinazioni, e così via. Ma una antropologia dell’accoglienza (con le sue e tematiche drammatiche) rimane prioritaria e attualissima.
Il viaggio quest’anno, qui a Monteriggioni ci permette di esplorare in modo speciale aspetti dell’universo femminile, alimentatori di modalità di ospitalità.

3. Altro è il nomadismo,altro è il viaggio. Viaggiare significa diventare altro. In tale contesto straniero, dovunque ci si trovi, vale a dire dappertutto e rendere in questo modo impossibile qualsiasi banalizzazione del mondo non è nel mondo, ma nel nostro sguardo. Importante è sapersi ancorare all’altrove. Il mondo è pieno di confini l’avventura è anche dietro l’angolo.
I diversi valori culturali sono dei beni da spendere, da far circolare, saper mettere in gioco. Sono come dei raggi: non da proteggere in urne di vetro.


Pino Lucà Trombetta - Ospitalità, immigrazione e confronto culturale

In un’epoca di migrazioni di massa, il tema dell’ospitalità non può ridursi all’atteggiamento personale di apertura all’altro che si presenta più o meno inaspettato alla porta perché investe la sfera pubblica: le politiche economiche, culturali, della cittadinanza e le strategie dei media che influenzano il senso comune. Parlare di ospitalità significa interrogarsi, innanzitutto, su come si costruisce l’identità e la diversità.
Nell’intervento si mostra l’insufficienza delle due prospettive tradizionali alla base dell’accoglienza: l’assimilazione, con cui offriamo il meglio del nostro patrimonio culturale ma esigiamo implicitamente dall’Altro riconoscenza e piena accettazione dei nostri valori; l’intercultura con cui pretendiamo di rispettare la sua diversità, rinchiudendolo però in una irriducibilità differenziale immaginaria e fuori dalla realtà. A tali prospettive si contrappongono alcune acquisizioni della ricerca più recente sulle nuove migrazioni; in particolare la dimensione trasnazionale e i processi di meticciamento delle culture e delle religioni dei migranti, prese nella dialettica fra globale e locale, fra realtà empirica e virtualità tipiche della comunicazione contemporanea.


Anna Benvenuti - Esperienze femminili intorno alla Francigena

Singolarmente l’età contemporanea consente una interessante quantità di comparazioni con quella medievale. L’attuale mobilità umana tra le sponde del mediterraneo, o la circolazione di uomini e donne dall’est verso l’ovest europeo o dal sud verso il nord richiama, sia pure con le necessarie differenziazioni, la disponibilità medievale al viaggio, alla mutazione . Prima dell’assetto stanziale assunto dalla società moderna infatti l’itineranza fu condizione di vita per molte categorie sociali. Metafora della vita il viaggio fu componente fondamentale Di molte esperienze religiose, come quella irradiatasi nell’alto medioevo dall’Irlanda e dalla Scozia grazie alla diaspora di monaci itineranti che diffusero il costume del pellegrinaggio e la prassi devozionale dell’itinerario di devozione. Sostenuta da una forte componente chiliastica questa tradizione, che si arricchì nel pieno medioevo grazie alle suggestioni escatologiche e riformatrici dei predicatori popolari, avrebbe spinto sulle strade e sul mare, verso i confini mentali e reali della terra santa e dei principali poli della geografia spirituale cristiana , una quantità di persone che vissero l’esperienza stessa della vita come migrazione, anche quando il loro viaggio ebbe termine. In Toscana questa attitudine a mettersi in cammino fu esemplificata da molte donne cui la pietà contemporanea attribuì il merito della santità: esse divennero così l’emblema di una larga fascia della popolazione femminile che proprio nelle strutture di strada dedicate all’assistenza a viandanti e pellegrini sperimentò nuovi percorsi di vita spirituale coniugando in essi le necessità pratiche della sopravvivenza quotidiana.


Paolo De Simonis - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.: lavori in corso. Considerazioni attorno a una costruzione culturale

Leggere la Via Francigena come costruzione culturale contemporanea: risultante dalla patrimonializzazione in chiavi diverse di dati storici obiettivi quanto riplasmabili. Fra ricerca scientifica, politiche e identità non solo locali, strategie di comunicazione, immaginari di massa, offerta turistica. In un quadro interpretativo soprattutto attento agli attuali rapporti tra mondo tecnologico e cultura popolare.


Paolo Corvo -Turisti e felici

Nella società globalizzata l’individuo si trova in difficoltà perché sia le persone che le cose hanno perso la loro solidità, mentre le identità possono essere adottate e scartate come un qualsiasi oggetto di consumo. Si assiste al trasferimento delle logiche consumistiche alle relazioni interpersonali e alle scelte di vita degli individui, al loro modo di concepire la società e il mondo. Anche le persone rischiano di diventare oggetti ‘usa e getta’, simili a molti prodotti che troviamo nelle cattedrali del consumo, come quegli ipermercati che ormai connotano il paesaggio delle nostre periferie urbane.
Le speranze si accentrano sul tempo libero, quando le persone sono più propense ad abbandonare le abitudini feriali e a cercare una maggiore autenticità nei comportamenti e nei rapporti interpersonali. La vacanza e il turismo rappresentano per l’individuo il tempo opportuno per trovare una risposta a questi bisogni di espressività e di senso, che dovrebbero avvicinarlo ad una vita più felice. Si tratta per lo più di speranze, perché le tensioni e le ansie che ci attanagliano sono dentro di noi e fanno parte del nostro bagaglio, né l’industria turistica è in grado di soddisfare tutte le esigenze, tanto meno quelle di carattere immateriale. Anche quando si cercano forme di vacanza diversa o alternativa, come in alcune esperienze di turismo sostenibile, non sempre appare soddisfatto il desiderio di conoscere nuove culture, persone, ambienti, per la difficoltà di superare l’artificiosità dell’organizzazione turistica e per un certo deficit di autenticità del turista occidentale, troppo centrato sulle proprie ansie e insicurezze.
La vacanza rischia dunque di consacrare le cattedrali del consumo anziché assecondare le domande esistenziali dei turisti: si ritorna dunque alle problematiche più complesse della nostra società, che influiscono in modo decisivo sulla condizione degli esseri umani e sulla reale possibilità di raggiungere un maggior grado di felicità complessiva.
Vi sono comunque esperienze turistiche più positive, laddove il viaggio contempla anche momenti comunitari o di piccoli gruppi e dove le esigenze personali dei singoli soggetti riescono ad esprimersi in un contesto di autentica relazionalità.
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