Sabato, 26 Marzo 2005 13:19

Un lontano incontro di Corrado Corghi con don Luigi Sturzo

Scritto da  Gerardo

A Roma, prima di tutto, con Montini
Il 5 novembre 1951 alle ore 18 entrai nello studio di Luigi Sturzo in via Mondovì n. 11 a Roma, presso l’Istituto delle Suore Canossiane. Al momento aveva 80 anni essendo nato a Caltagirone nel 1871. Prima, dopo essere arrivato a Roma da Reggio Emilio, dove ero al tempo segretario provinciale della DC, di ero stato ricevuto nella segreteria di Stato dal Sostituto mons. Montini che desiderava avere notizie “di prima mano” sull’abbandono della DC e quindi dalla vita politica dell’On. Dossetti e sulle ripercussioni registratesi nella base democristiana, in particolare nel reggiano, proprio nell’area dove era stato eletto. Ricordo che al momento, in cui entravo, Montini aveva sul tavolo l’ultimo fascicolo della rivista “Cronache Sociali”, proprio il n. 11 del 31 ottobre di quell’anno.Quel numero recava la decisione di porre fine all’esperienza della rivista dossettiana e pubblicava la richiesta ai lettori di un aiuto finanziario per “poter saldare tutti i nostri debiti”.
Montini mi pose molte domande ma, in particolare, non mi dissimulò il suo dissenso per le decisioni di Dossetti.
Da segretario provinciale della DC reggiana
Arrivato da don Sturzo ritenni di portargli in dono un’edizione del 1700 dedicata al tempio reggiano della Ghiara. Don Sturzo mi fece subito notare che ricordava con piacere quella chiesa perché vi aveva celebrato una messa, con la partecipazione di cari amici negli anni della sua attività nella giunta generale dell’Azione Cattolica, (era stato segretario della giunta dal 1915 al 1918).
E subito mi fece notare che era “la prima volta che un dirigente della periferia democristiana, "desiderava incontrarmi".
Indossava il cleryman. Pur avendo un’età assai avanzata, mi venne di attribuirgli, non più di 60 anni. Sedeva ad un tavolo di lavoro molto ordinato. Erano presenti le mani invisibili delle suore. Il discorso riguardò ben presto Dossetti. Da poco aveva rassegnato le dimissioni da deputato dc. Ma non si soffermò a lungo al riguardo. Mi disse però: “Non si abbandona il campo. Si combatte, se si hanno idee-forza”. Non mi nascose, nel prosieguo dell’incontro, la sua avversione al dossettismo. Nei suoi confronti come nei riguardi di Fanfani manifestò l’accusa di “uno statalismo socio-economico” che a suo parere “andrà corrompendo la pubblica amministrazione e il fronte democratico, offrendo ai giovani un uso perverso del denaro facile, rendendo confuso anche il rapporto fra politici democristiani e mondo ecclesiastico”.
Sottolineò con forza che “non bisogna sostituirsi al privato”, ma “porre mano ad una proprietà generalizzata. Tutta la mia vita ho lavorato contro ogni tipi di statalismo. Il mio impegno è stato volto ad un equilibrio dello stato con gli enti locali, la scuola, la famiglia. Noto che troppi democristiani concepiscono la politica come mezzo clientelare e di continui compromessi”.
“Nella DC si avverte che le varie sinistre risentono della grande tentazione socialista”. Le elezioni amministrative di quell’anno avevano visto scendere nel nord la dc a quota 39%. Sturzo, al riguardo dichiarò che si assisteva ad una non brillante operazione della seconda generazione democristiana.
A suo parere, dopo la vittoria elettorale del 1948 si tendeva a “identificare il partito con le istituzioni democratiche. Sta crescendo il Moloch della partitocrazia che la DC non sa combattere.”
Don Sturzo mi incitò a non appoggiare la penetrazione del capitalismo del nord nel sud come “un nuovo colonialismo”, ma a favorire lo sviluppo d’industrie di trasformazione di prodotti agricoli, ”come avete fatto voi emiliani” con l’aiuto dello stato alla parte attiva e responsabile del mondo agricolo meridionale”. Il fondatore del PPI mi chiese informazioni su taluni ex popolari attivi nella mia provincia. Dopo un’ora e mezza si concluse il colloquio, erano le 18,30. Il nome di De Gasperi non verrà mai evocato.
L’anno seguente alla vigilia delle elezioni amministrative a Roma, il presidente dell’Azione Cattolica prof. Luigi Gedda pensò a Sturzo come capolista di un blocco in opposizione a S.F. Nitti candidato capolista del Blocco del Popolo. De Gasperi vide nell’operazione un tentativo di rottura della Democrazia Cristiana. Reagì scrivendo a Pio XII°. L’operazione fallì e contro Gedda si mosse una parte dell’azione cattolica.In modo particolare la Giac di C. Carretto, la Fuci, il movimento dei laureati cattolici e quello dei masteri di A.C. Sollecitato da Scelba il 23 novembre 1952, a poche ore dalla scadenza dei termini di presentazione della lista, Sturzo sancisce con un comunicato il fallimento della operazione elettorale. Luigi Sturzo verrà nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica L. Einaudi verso la fine del 1952.
Nel breve ma denso colloquio Sturzo fece riferimento alle principali questioni che andrà sviluppando negli anni successivi, creando, contrapposizioni anche all’interno della DC. (A.N.)
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