Domenica, 09 Marzo 2014 11:14

Lettera a Paolo Mieli

Scritto da  Gerardo

Arnaldo Nesti, letta la recensione al libro “Cattolici e violenza politica”, ha scritto una lettera al suo autore, il direttore Paolo Mieli. Nella missiva, si trovano elementi, anche in merito al mondo cattolico italiano negli anni Sessanta e Settanta, di cui Nesti è notoriamente esperto, in grado di rendere giustizia alle semplicistiche distorsioni “talora al limite della maldicenza e del pettegolezzo” operate nei confronti di Corrado Corghi.


Lettera al dr. Paolo Mieli, c/o "Corriere della Sera", Milano

Gentile dottor Mieli, mi perdoni per il disturbo che le reco con questa mia.
Vorrei, comunque, richiamare la sua attenzione, per un momento, a quanto ha scritto su “Il Corriere della sera” lo scorso 4 febbraio con un importante articolo-recensione al libro del giovane storico Guido Panvini “Cattolici e violenza politica” (Marsilio editore). Non le nascondo l’interesse con cui l’ho letto ma proprio per questo mi permetta osservarle che la sua recensione non ha criticamente colto le gravi lacune del libro. Il giovane fantasioso, per quanto erudito autore, si rivela forte di letture di testi tuttavia non adeguatamente sorrette dalle idonee contesualizzazioni storico culturali. Ne vien fuori pertanto, a mio modesto parere, un lavoro sul mondo cattolico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento di fronte alla violenza, inidoneo a cogliere le frastagliatissime personalità e correnti interne al mondo cattolico italiano.
I riferimenti ritornanti al mondo cattolico sono semplificazioni talora al limite della maldicenza e del pettegolezzo.
Mi riferisco in particolare al ruolo attribuito a Corrado Corghi vuoi in rapporto ai fatti del luglio di Reggio Emilia del 1960 e vuoi, in particolare, alle vicende del terrorismo di sinistra degli anni Settanta. Corghi un ambasciatore itinerante del Vaticano nel Sud America? Un mediatore su richiesta del Vaticano con le Brigate Rosse? Corghi, che oggi è un anziano ma lucidissimo signore, si ribella di fronte a tali rappresentazioni prive di fondamento e lascia tutto cadere ironizzando. Però, illustre dottore, come si può sostenere che.. le testimonianze evidenzierebbero “una sua malcelata simpatia” nei confronti delle BR ? Sulla base di quali documenti si fanno queste affermazioni? Corghi era amico personale del card. Pignedoli, ma ciò non può consentire l'investitura a ruoli vaticani come quelli attribuitigli.
Non sto a rilevare, poi, le gravi lacune nel ricostruire per esempio il profilo del gruppo One Way a Reggio Emilia. Si cita un vecchio saggio di Ruggieri, ma si ignora completamente il fondamentale intervento di Giovanni Riva pubblicato nel 2008 in "Religioni e Società" n. 62, sui complessivi rapporti fra One Way, "Comunione e liberazione" e poi in rapporto al "Gruppo dell’appartamento". Che c’entra poi questo con il disegno di federare le riviste cattoliche del dissenso e poi dei gruppi spontanei?
È dunque velleitario il tentativo di stabilire un album di famiglia cattolica dell’utopia rivoluzionaria volendo stabilire, in modo particolare, una connessione fra i fatti del luglio 1960, il convegno all’Angelicum contro il centro sinistra promosso anche dai Centri Studi di Padre Calogero Gliozzo (non L. Sturzo, come si dice) in vista di un fronte anticomunista che andasse dalla Dc al Msi.
Dunque come si può parlare del Corghi, dal 1960 agli anni Settanta in poi, ignorando la sua formazione cattolica maritainiana in forte polemica con l’integrismo politico religioso di Gedda? Il suo profilo di militante conciliare è attento ai fermenti sociali latino americani con la preoccupazione di stimolare la bloccata situazione italiana. Come non cogliere in lui il profilo di un laico credente che tiene a distinguere il piano della fede rispetto ad ogni commistione mondana, puntando anche su tesi della teologia della liberazione, per una chiesa rinnovata e povera (Gutierrez, Paoli...). Non a caso scrive la sua lettera di dimissioni dalla DC a Firenze, presente Giorgio La Pira di cui condivide la battaglia ideale, non solo contro il materialismo comunista ma anche contro l’imperialismo americano che si manifestava in modo esemplare con la guerra in Vietnam.” Anche se lo si nega esplicitamente, ma come si può anche vagamente giudicare Corghi un maestro "dalle malcelate simpatie nei confronti della legittimazione indiretta di chi ha imbracciato le armi”? E poi da dove scaturiscono le ombre addensatesi sulla figura di Corghi? Con queste premesse che dire allora di La Pira, di don Arturo Paoli, di don Lorenzo Milani, mons. Luigi Bettazzi…? Quale dunque la mappa del cattocomunismo e al suo interno quale la morfologia? Anch'io ho vissuto quella stagione da docente universitario, per esemplificare mi sono imbattuto con Senzani, fino a che punto gioca la matrice cattolica o non siamo davanti all'ondata debordante della secolarizzazione? Ma non voglio uscire dal nostro tema. Mi consenta, caro e illustre Mieli di dirle che la lettura dei suo articolo (e ovviamente del libro in oggetto), mi ha fatto riandare ad un incontro con Corghi, nel 1979. Mi trovavo, in Perù, per un corso di lezioni presso l’Università cattolica a Lima. Mi hanno informato del congresso mondiale di medicina folclorica che si sarebbe svolto, a giorni, fra Lima, Cusco e Ichitos. Mi sono deciso a iscrivermi con alcuni colleghi peruviani. Con mia piacevole sorpresa ho incontrato il prof. Corghi che era vice presidente di quella assise mondiale. Sapevo che era stato fra i fondatori del nuovo ospedale di Reggio Emilia, sapevo dei suoi interessi sociosanitari, ma non conoscevo i suoi ampi interessi, oltre che politici. Ho potuto, scoprire una personalità dalle grandi relazioni internazionali. Anche in quella assise mondiale richiamò i presenti con un forte discorso in spagnolo al valore delle culture altre, specialmente dei popoli dominati. Mi sono limitato, rispetto alla complessità della materia presa in esame in modo inadeguato di fare solamente dei modesti appunti su Corghi. Grazie, non me ne voglia, con rispetto Arnaldo Nesti,
6 marzo 2014
Via S. Agostino 16, 50125 Firenze

Seguono due foto scattate in casa Corghi. Sono presenti con Corghi, Mirko Carrattieri (Presidente Iatoreco di Reggio Emilia) e Arnaldo Nesti.



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